voi, il mio caleidoscopio

29th
mag. × ’10

Steso sul letto guardo il soffitto che non vedo,
nell’iride ancora impresse le immagini oramai lontane dei luoghi visitati.

Chiudo gli occhi,
e pensando al viaggio mi balenano in mente i miei compagni d’avventura:
Gabriele, che arriccia il naso e annusa ogni sorta di libro che gli passi a 20 metri di distanza;
Anna, che saltella in maniera appena percettibile, come una bimba, ogni qual volta le piace una polaroid;
Elena, geniale, che vede il mondo non proprio dritto quanto lo vediamo tutti noi…

Rifletto quindi su quanto abbia dato importanza anche ai loro più strani comportamenti e quanto, insieme, abbiano creato un’unica e cristallina immagine, come nel più bel caleidoscopio.

Un inchino a voi.

Lying down on bed, I look at ceiling that I don’t see,
On my iris are still impressed distant images of seen places.
I close my eyes,
And thinking about trip my adventure mates comes into my mind:
Gabriele, who turns up his nose and sniffs any sort of book that he can find:
Anna, who hops in a just perceptible manner, like a child, every time she likes a Polaroid;
Elena, genial, who sees world not exactly as we do…
So I think about how much all their strange behaviour were important to me, and how much, together, they made a unique and crystalline image, like on the most beautiful kaleidoscope.
A bow to you.

Pubblicato in Senza categoria | 1 Commento

sea within a sea

28th
mag. × ’10

Abbiamo ascoltato questa canzone, in viaggio, centinaia di volte. Ma l’ho sentita bene solo una volta tornato a casa. Si è legata ai posti e alle persone. Soprattutto agli altri 3. Soprattutto. C’è un sacco di musica che ormai non è più mia. E’ solo del viaggio. E di noi 4. Non di uno singolo. Di tutti e 4. Ci siamo odiati più di una volta. Ci siamo anche voluti bene. So di non essere una persona facile. So che Anna non è una persona facile. So che Elena non è una persona facile. So che Andrea è una persona apparentemente facile. Ma so di essere meno facile degli altri. Sarebbe bello saper calcolare, come faceva Bartleboom in “Oceano mare”, dove finiscono le cose. Ma certe cose finiscono meno di altre.

Il viaggio è finito. Non è finito solo il viaggio.
Grazie mille a tutti.

We heard this song, on trip, hundreds time. But I really listen to it only when I was back home. It’s become tied to places and people. To the other 3, above all. Above all. There’s lots of music that is not mine anymore It’s only of the trip. And ours. Not of a single. Of every one of us. We hated each other more then a time. We also loved each other. I know I’m not a simple person. I know that Anna is not a simple person. I know that Elena is not a simple person. I know that Andrea is only apparently a simple person. But I know that I’m less simple then the others. It will be great be able to calculate, like Bartleboom did in “Oceano mare”, where things finished. But there are thing that finishes more then others.
Trip is over. And not only trip.
Thank so much to everybody.

Pubblicato in Senza categoria | 2 Commenti

KM

28th
mag. × ’10

Mi sembra di aver passato 24 giorni in uno spazio tempo completamente diverso, quasi un universo parallelo.
Tutto il peso delle tonnelate di km percorsi, i volti, i paesaggi, le sensazioni, creano nella mia memoria una nebbia densa che sa di emulsione di fade to black.
Sono estremamente contenta di come siano andate le cose, delle foto che abbiamo fatto, dalle persone che abbiamo conosciuto, del clima che si è creato tra di noi.
Il ritorno a casa è strano (come potrebbe non esserlo), cammino per strada con difficoltà; qui c’è un mare di gente che sorride poco e che si guarda le scarpe… io invece guardo per aria, come una scema.
Entrando in casa ho la stessa sensazione che avevo da bambina quando stavo tanto tempo in vacanza in camere d’albergo e, tornando a casa, il soffitto sembrava altissimo e gli spazi tutti da riscoprire; ora casa mia mi sembra bellissima.
Come le persone che sono rimaste qui aspettandomi.

Ecco tutta la strada che abbiamo percorso:

It seems to me like I’m passed 24 days in a completely different space and time, almost like a different universe.
All the weight of done km, faces, landscapes, sensations, makes in my memory a sort of dense mist, smells like a fade to black’s emulsion.
I’m extremely happy about how things have come, about pictures we made, people we met, feeling that was between us.
Coming home it’s strange (how it could be different?), it’s difficult to me walking on the street; There are lots of people not so smiling here, watched their shoes…instead I watch up the sky, like an idiot.
Going inside my house I’ve the same sensation that I felt when I was a child and I was on holydays in hotels for a long time and, returning home, ceilings seemed so high and spaces already to discovered; now my house look beautiful to me.
Like people stayed here waiting for me.

Pubblicato in Senza categoria | 1 Commento

my own back home. (sung on road trip)

28th
mag. × ’10

Come si capisce quando è davvero finita?

Quale confine, porta, barriera, bisogna oltrepassare per dire di aver concluso?

I viaggi sono come le storie d’amore, per me. E anche questo viaggio (questo forse molto più di tanti altri) ha confini labili e impalpabili: è iniziato forse una notte d’inverno mesi e mesi fa davanti ad un film e si è concluso giorni prima che rivarcassimo il confine italiano.

Eppure, c’è sempre questa sensazione dentro di me. Che il viaggio non sia finito. E’ per questo, forse, che la prima notte che ho finalmente passato nel mio letto (ne ho cambiati 19, lungo il percorso) non ho chiuso occhio.

I miei odori, i profili delle mie cose, la serranda abbassata, la notte che finalmente cala di nuovo, il mio gatto che silenzioso sale ai piedi del mio letto per fare il pane sulle mie gambe. E io lì, in una specie di silenziosa e statica fibrillazione.

Mi è impossibile pensare a questo viaggio diversamente che come un unico e solo giorno, passato a muoverci come pesci nell’acqua di un torrente. Abbiamo scivolato su un percorso tracciato solo dalla nostra volontà, liscio come se fosse sempre esistito. Soleggiato come se ci stesse aspettando. Immenso come se volesse mangiarci.

E, per quanto mi riguarda, l’ha fatto. Forse è per questo che è come se per me non sia finito. Perché, come i grandi amori, i grandi viaggi si prendono qualcosa da te, dandoti in cambio qualcos’altro, di te. Qualcosa che la sera prende il posto nel letto, al tuo fianco, di ciò che c’era prima. Ed è strano e inevitabile.

Questo viaggio mi ha dato tanto e tolto altrettanto. Mi sono sentita una clessidra, continuamente rivoltata, riempita e svuotata in una simultaneità incessante, lì dove il tempo ci ha abbandonati a noi stessi.

Ringrazio i miei compagni, senza i quali tutto sarebbe stato diverso. E i quali mi hanno sopportato, per tutti quei giorni.

Andrea e la sua delicatezza.

Elena e la sua meticolosità.

Gabriele  e la sua trasparenza.

Come i grandi amori, per me, questo viaggio non finirà mai.

How is possible to understand when something is really finished?

Which border, door, barrier have we to cross to say “it’s over?”.

Travels are like love stories, for me. And also this trip (maybe this one more then others) has fleeting and impalpable limits_ it’s maybe started one winter night of month and month ago watching a movie, and it’s finished days and days before we passed the italian boundary.

But yet, there’s always this feeling inside myself. That trip is not finished. Maybe this is the reason why, first night I finally spent in my bed (I’ve change 19 different beds during this trip) i never closed my eyes.

My smells, profiles of my things, the shutter down, the night that finally comes again, my silent cat jumping on my bed to “make bread” on my legs. And here, myself, in a kind of ecstatic fibrillation.

Thinking about this journey differently from a one and only day, is impossible to me. Passed moving like fishes in the torrent water. We have drift on a way traced only by our wishes, smooth like it was always existed. Sunny like it’s waiting for us. Immense like it wanted to heat us.

And, according to me, it does. Maybe this is why it’s not yet ended for me. Because like big loves did, also big trips takes something from yourself, giving you back something else. Something that takes the place beside you in bed at night, that before was of something else. And it’s strange and inevitable.

This trip gave me a lot, and took from me too. I felt myself like a hourglass, constantly overfilled and depleted in an unceasing simultaneity, there where time abandoned us alone.

I want to thank my pals, without which everything would be different. And which supported me, for all those days.

Andrea and his delicacy.

Elena and her preciseness.

Gabriele and his transparency.

Just like big loves, this trip for me, will never ends.

Pubblicato in Senza categoria | 3 Commenti

day 21 – so small

25th
mag. × ’10

Di fronte alla magniloquenza dei paesaggi visitati non ho potuto che sentirmi tanto piccino per tutta la durata del viaggio…

for all the trip i feel so small in front of the magniloquence of these landscapes…

Pubblicato in Senza categoria | 1 Commento

Day 21 – yellow flowers

24th
mag. × ’10

Isola Oland, che per me si pronuncia molto simile a Holland; in realtà c’è una differenza abissale, e ogni volta che parlo di quest’isola a uno Svedese, lui pensa che io mi stia riferendo all’Olanda.
In effetti un po’ le somiglia davvero: ci sono i mulini e tanti fiori, distese interminabili di bellissimi  fiori gialli.
Domani cominciamo a scendere  verso casa, non posso credere che questo viaggio sia già finito.

Oland island, for me sounds like Holland, but it’s very different and every time i speek with svedish people they understand that i talking about Holland(Netherlands).
Indeed here is quite similar, there are mills and yellow flowers everywhere.
Tomorrow we begin the retourn journey , i cant belive that the trip is alredy finished.

Pubblicato in Senza categoria | 1 Commento

day 20 – start again.

20th
mag. × ’10

Passare 2 giorni a Stoccolma ci ha fatti respirare.

Eravamo di nuovo quattro ragazzi in giro per l’Europa, che tiravano tardi e si svegliavano tardi. Che giravano per le strade spendendo soldi e guardando i palazzi e i volti dei passanti con le mani libere di frugare nelle tasche o di riparare gli occhi dal sole. I nostri silenzi nei giorni passati erano diventati più frequenti e pesanti, come i nostri pensieri. La volontà e la voglia di fare un buon lavoro ci avevano portato a non pensare ad altro che a catturare immagini. E i safari, alla lunga, stancano.

Ripartiti da Stoccolma, ho temuto fortemente che non sarei riuscita a riprendere a lavorare. Poi siamo arrivati a Gamleby, e lì ho avuto la certezza che nulla era perduto.

Joahn non ci guarda mai negli occhi quando ci parla. Ma parla tantissimo, velocissimo, mentre ci porta “all’hotel”, dove insieme ai suoi compagni di corso sta allestendo un’esposizione fotografica meravigliosa, nelle stanze abbandonate di questo vecchio hotel, che ad ogni parete ha una carta da parati diversa.

Non mi soffermo a parlare di quante poche parole io abbia avuto tra quelle stanze vuote, e poi anche tra quelle pullulanti di ragazzi sorridenti della scuola di Joahn, né della scuola stessa (che se penso alla mia università vorrei ammazzarmi).

Dico solo che ho scattato decine di foto.

Che Joahn è bellissimo.

E che ancora una volta non posso credere che domani me ne andrò da qui.

Ecco il favoloso photostream di Johan:  http://www.flickr.com/photos/visuellafasi/

Spend 2 days in Stoccholm let us breath.
We became again 4 guys travelling in Europe, making nights and waking up late. Who walk around on streets spending money and look at buildings and people’s faces with hands free to rummage pockets or to shelter eyes from sunlight. Our silences in past days were became harder and frequenter, just like our thoughts.  Our wishes to make a great work made us in condition of thinking only about taking pictures. And safari, on a long time, tires.
Leaved Stoccholm I was afraid about I’ll never be able to resume to work. Then, we arrived to Gamleby, and there, I became sure that nothing was lost.
Joahn never looks into our eyes while he talks. But he talks a lot, so fast, while he takes us at “the hotel”, where with his classmates he’s preparing an amazing photography exhibition, in this old and abandoned hotel’s room, that have a different wallpaper.
I don’t want to spend time talking about how few words I had I those empty street, and also in those full of smiling guys in Johan’s school (that if I think about mine, I want to die).
I only say that I made lots of pictures.
That Joahn is gorgeous.
And that , again, I can’t believe I’m gonna leave tomorrow.

That’s the  fabulous Johan photostream: http://www.flickr.com/photos/visuellafasi/

Pubblicato in Senza categoria | 2 Commenti

day 18 – at the lodge (if you love a woman)

18th
mag. × ’10

Stoccolma, 19:16
Questo potrebbe forse considerarsi il primo giorno “libero” dall’inizio. Non ho scattato nemmeno una foto. Non ho guidato per nulla. Eppure non mi reggo in piedi. Stoccolma mi rapisce e ogni volta, qui, faccio quello che lei mi chiede di fare. Ieri notte. Stamattina. Per pranzo. Dopo pranzo. Mi sono ritagliato 10 minuti lontano da lei per scrivere qui (e farmi una doccia). Mi rimangono poche corone e solo due paia di mutande pulite. Ma ormai stiamo tornando. Lentamente. Non è ancora finita, ma stiamo tornando. Un bacio.
Dimenticavo… ci sono 22°.

One could be the first day free for us. I didn’t take a photo. I didn’t drive at all. Anyway I can’t stay on my legs.
Stockholm totally takes my mind and here I do what she asks me to do. I just have few crowns and just 2 clean socks. But we are coming back. Slowly. It’s still not finished but we are coming back to Italy. A kiss.
Here there are 22°

Pubblicato in Senza categoria | Scrivi un commento

Day 15 – alone

16th
mag. × ’10

Eccomi qua,
nel cuore della Lapponia.
Solo.

Sì, avete capito bene.
Mai così distante da una persona conosciuta, mai così isolato dal mondo, qua che devi fare dozzine di km per incontrare un’anima viva.
I ragazzi sono a 200 km di distanza da me e io mi ritrovo seduto all’imbrunire su una panchina di fronte a un lago ghiacciato (l’ennesimo, splendido, lago ghiacciato).

Eccomi qua,
circondato da rumori selvaggi mai sentiti: il ghiaccio del lago che si spacca generando tonfi secchi ed acuti, gorgheggi sordi di cigni grigio scuro che volano radendo la neve, vento insistente che sibila fra gli abeti…

Eccomi qua,
tornato sulla strada fatta questa mattina a cercare una cosa smarrita lungo il percorso.
Durante questo viaggio assai triste, però, mi sono sentito meno solo di quello che avrei potuto immaginare.
Più volte le renne mi hanno attraversato la strada e circondato, come se giocassero con me.

Ecco quindi che sorrido al pensiero che ciò che sono venuto a cercare, e che non ho trovato, rimarrà in questo paradiso.

Addio indimenticabile amica, addio mia cara sx-70.

Pubblicato in Senza categoria | Etichette: , , | 12 Commenti

day 14 – piedi tendenti al viola

14th
mag. × ’10

Ebbene sì.
I due celebrolesi della vacanza non si sono smentiti.
Stupidamente il sottoscritto (in arte Andrenzo) e la fica del gruppo (che tutti sanno che le fiche son belle ma sotto sotto…)
Anna hanno avuto la brillanterrima idea di immergersi in mutande (quelle mutande tirate fuori dal sacchetto delle cose usate perchè, ovviamente, nessuno ha lavato un cazzo in questi giorni), in un’acqua a prima vista tiepida e ospitale, ingannati da quel colore tropicale senza minimamente riflettere sul fatto che erano sopra il Circolo Polare Artico (cosa che si sarebbe potuta intuire anche semplicemente alzando lo sguardo sulle vette innevate a strapiombo che gli stavano intorno).

QUINDI,

ecco a voi uno scatto degno del progetto, se non altro in quanto a spirito.

PS: da notarsi le braccia in posizione molto naturale di Andrenzo e la chiappa con la pelle d’oca della Morosini (non la vedete, vero? ehehe, io sì!!!!)

Well yes.
The two idiots of this holyday doesn’t denied their appoints.
Stupidly myself (Andrenzo) and “the coolest” of the group (everybody knows that beautiful girls under are not so…)
Anna, had the fantastic idea to dive themselves with underwear in an appearly warm light, deceived from that tropical colour, without thinking about the fact that they are upon the arctic polar circle (thing that we could realize just take a look around, at snow peeks).
BRRRRRRRRRRR!

Pubblicato in Senza categoria | 15 Commenti